02 novembre 2009

Giornalismo e quotidiani

"E qual’è mai il giornale che scrive per il fine che in teoria gli sarebbe primario cioè informare o non invece per quello di influenzare in una direzione."da Esperienze pastorali di Don Lorenzo Milani

Il giornalismo partecipativo (detto anche giornalismo collaborativo o, in inglese, citizen journalism o open source journalism) è il termine con cui si indica la nuova forma di giornalismo che vede la partecipazione attiva dei lettori, grazie alla natura interattiva dei nuovi media e alla possibilità di collaborazione tra moltitudini offerta da internet.
Un cyber-dissidente è un giornalista professionista o un giornalista partecipativo che pubblica notizie, informazioni o commenti su internet critici verso un governo o un regime.
L'Osservatorio europeo di giornalismo (EJO) è un centro studi non profit dell'Università della Svizzera italiana: esso si occupa di rilevare le tendenze più significative nel mondo dei media, comparando i diversi sistemi dei media e le ricerche scientifiche provenienti da Europa e Stati Uniti.
Un quotidiano è una pubblicazione periodica informativa che esce ogni giorno. Con la televisione e la radio costituisce uno dei maggiori strumenti informativi del nostro tempo. Il nome deriva dall'aggettivo quotidiano, che avviene ogni giorno, riferito alla periodicità.
Reporters sans frontières (RSF) è un'organizzazione internazionale, che ha come obiettivo la difesa della libertà di stampa. Nei giorni scorsi è uscita l’edizione 2009 della Classifica sulla libertà di Stampa redatta, analizzando la situazione di ben 175 paesi.. L’Italia retrocede ancora e si colloca al 49° posto con un calo di ben 14 posizioni in due anni (nel 2007 eravamo al 35° posto e nel 2008 al 44°). Confrontiamo sulla colonna a destra del blog le prime pagine dei quotidiani dall'italia e dal mondo: per sorridere delle differenze/uguaglianze o riflettere su queste?
p.s. il servizio dipende dalla disponibilità dei quotidiani..

01 novembre 2009

Scarica, stampa, distribuisci! Incontro sul traffico di giovedì 5 novembre

Scarica QUI il volantino dell'incontro pubblico di giovedì prossimo, nel corso del quale elaboreremo proposte condivise per risolvere i problemi causati dal traffico nei nostri centri urbani. Dopo averlo stampato, fanne alcune copie e passalo agli amici e conoscenti che pensi possano essere interessati o che ritieni possano contribuire positivamente alla individuazione di possibili soluzioni. L'incontro non è limitato alla sola cittadinanza del nostro Comune, anzi! Ci interessa conoscere situazioni simili alla nostra, confrontare esperienze e valutare le soluzioni adottate in altri contesti.



30 ottobre 2009

Mentre, mentre, mentre....

Mentre le “mamme” di Gaiarine protestano contro l’inquinamento e il traffico oramai diventati insopportabili

Mentre viene lanciata sul nostro blog la proposta di un “anello” a senso unico che sollevi, fino a primavera o giù di li, (apertura della A28) il centro di Gaiarine dallo stato pietoso in cui si trova.

Mentre il Sindaco di Gaiarine fa riunioni ad “alto livello”, e riunioni e riunioni.

Mentre il Sindaco di Gaiarine manifesta solo sulla stampa il suo “pensiero” dicendo no alla proposta dell’”anello” a senso unico.

Mentre il Sindaco di Gaiarine nel consiglio comunale appena terminato, non fa nessuna dichiarazione pubblica sulla situazione del traffico e dell’inquinamento.

Mentre il Sindaco di Gaiarine nel consiglio comunale appena terminato, non fa nessuna dichiarazione pubblica sulle soluzioni che adotterà per migliorare la situazione dei nostri centri, mettendo in sicurezza i cittadini e rendendo l’aria più respirabile.

Mentre il Sindaco di Gaiarine non fa nulla, non vuole fare nulla, in poche parole se ne infischia delle proteste dei cittadini e delle proposte delle” mamme” e nostre.

Mentre i Consiglieri del nostro Comune fanno finta che il caso non sia loro.

Mentre i partiti rappresentati nel nostro Consiglio Comunale fanno finta che il caso non sia loro.

Mentre, mentre, mentre …..

Dal Gazzettino di Giovedì 29 Ottobre 2009,
SAN FIOR - (gdn) Senso unico e divieto di transito dei mezzi pesanti sono i provvedimenti adottati dal Comune di San Fior per porre in sicurezza la circolazione di piazza Venezia a Castello Roganzuolo. Le continue lamentale sollevate dai residenti costretti a fare quotidianamente i conti con la complessità della situazione viaria, caratterizzata dall’intenso traffico che congestiona e rende pericoloso l’accesso e il deflusso alla piazza, ha portato all’emanazione dell’ordinanza. «Si tratta – spiega l’assessore, Christian Poser – di un intervento sperimentale».

A buon intenditor poche parole.

28 ottobre 2009

Semo a.. post! (10)

Castigat ridendo mores
che non significa il castigo per chi ride è la morte come vorrebbero i tristi che si prendono troppo sul serio, ma correggere i (mal)costumi deridendoli !

26 ottobre 2009

A proposito del prossimo Consiglio Comunale del 29/10/2009: le nefandezze del Piano Casa

Attenta analisi di una circolare esplicativa che rivela le nefandezze della legge e le aggrava ulteriormente.
Ecco emanata dal presidente della Regione Veneto la circolare esplicativa della legge regionale n° 14 del 29.09.2009 che, meglio conosciuta come “piano casa”, è ufficialmente denominata come segue: “intervento regionale a sostegno del settore edilizio per favorire l’utilizzo dell’edilizia sostenibile e modifica della legge regionale 12 luglio 2007, n. 16”. Il titolo sa tanto da exscusatio non petita: la ridondante definizione e l’utilizzo del tanto abusato termine “sostenibile” manifesta la chiara intenzione di giustificare una misura almeno discutibile qualificandola come intesa a un nobile fine.

La contraddizione principale della legge (che, ricordiamolo, arriva dopo tre condoni edilizi) viene esplicitata dalla stessa circolare nella quale si legge che “pare opportuno specificare che la LR 14/2009 non è una legge urbanistica né edilizia pur avendo contenuti che incidono significativamente sulla disciplina di queste materie ma è , prima di tutto, una legge economico e finanziaria”. Infatti “la legge, di carattere straordinario, prevale sulle previsioni dei regolamenti comunali e degli strumenti urbanistici e territoriali, comunali, provinciali e regionali, nonché sulle altre leggi regionali in contrasto con essa”. Rimane ai Comuni la potestà di deliberare (entro il 30 ottobre 2009) se e con quali limiti e modalità applicare le disposizioni; trovano, invece, immediata applicazione gli interventi sulle “prime case”.

Evitando di entrare nel merito di temi quali l’opportunità della normativa o dell’indifferenza al problema della necessità di alloggi popolari, analizziamo alcuni aspetti della legge regionale, alla luce della recente circolare.

In primo luogo è previsto, in deroga a strumenti di ogni ordine, l’ampliamento degli edifici esistenti (come definiti dalla stessa circolare) nei limiti del 20 % del volume se destinati ad uso residenziale e del 20 % di superficie coperta se destinati ad uso diverso.

E’ poi ammessa la demolizione e ricostruzione degli edifici legittimi realizzati prima del 1989; la demolizione e ricostruzione può prevedere aumenti fino al 40% della cubatura e fino al 40% della superficie coperta a seconda delle destinazioni, percentuali che possono essere elevate fino al 50% nel caso della ricomposizione volumetrica nell’ambito di un piano attuativo.

Va evidenziata la modifica della nozione stessa di ristrutturazione: il piano casa prevede che in caso di demolizione e ricostruzione possano essere mantenute le distanze precedenti, incidendo sulla consolidata prassi derivata da decenni di evoluzione normativa e da decenni di giurisprudenza, in base alla quale tutto ciò che è qualificato come “aliquid novi” deve rispettare i distacchi previsti dalle normative nazionali e dagli strumenti urbanistici. Va evidenziato che questa è una disposizione non legata agli interventi da realizzare con il “piano casa” ma a regime. Quindi con una normativa che ha valenza economica finanziaria si va ad incidere sulla delicata questione dei distacchi in probabile contrasto, ad esempio, con l'articolo 9 del decreto interministeriale 1444/1965, che stabilisce le distanze minime tra i fabbricati.

Dagli interventi suddetti non sono esclusi i fabbricati ricadenti in zona agricola anche nel caso in cui l’edificio non sia più funzionale alla conduzione del fondo, in aperto contrasto con quanto disposto dalla legge urbanistica regionale se non altro nelle more di approvazione del primo Piano di assetto del territorio. Nello specifico per la prima casa di abitazione ricadente in zona agricola è ammesso l’ampliamento calcolato non sulla volumetria esistente, ma sulla volumetria massima realizzabile.

Inoltre, le disposizioni si applicano anche a edifici soggetti a specifiche forme di tutela (ad es. “gradi di protezione”) a condizione, in questo caso, che gli interventi siano conformi alla normativa statale e regionale e agli strumenti urbanistici e territoriali.

Di immediata applicazione, infine, la facoltà di realizzare pensiline o tettoie destinate all’installazione di impianti solari e fotovoltaici, le quali non concorrono a formare cubatura nel caso in cui la superficie coperta non superi i 60 mq.

Evidenti sono le distorsioni che tale normativa comporta e i rischi ad essa connessi.

Emergono subito il fallimento della pianificazione territoriale ad ogni livello e il fallimento degli intenti della nuova legge urbanistica regionale. Viene inoltre da chiedersi a cosa siano servite tutte le verifiche attuate dagli uffici tencici negli anni passati, per garantire la corretta attuazione dei piani regolatori generali con particolare riferimento al loro dimensionamento.

Quali, inoltre, i risultati attesi? Il “piano casa” viene proposto dai media come indirizzato a favorire la ripresa del settore edilizio e a permettere alle famiglie che hanno una casetta di aggiungere la stanza per il secondo figlio senza la difficoltà dei soliti “lacci e lacciuoli”.

Premesso che, gli interventi su case a schiera o condomini sono praticamente resi impossibili dal necessario accordo di tutti i proprietari, entriamo nel merito dell’equità della norma. L’ampliamento di volume o superficie è proporzionale all’esistente. Come sempre accede in questo paese, chi più ha più avrà: chi possiede una villa di 2000 mc potrà realizzarne ulteriori 400; chi invece possiede un piccolo alloggio, forse riuscirà a realizzare un ripostiglio (per realizzare il quale magari aveva potenzialità edificatoria residua).

Per non parlare di cosa si intende per ampliamento, considerato che la circolare ribadisce che, qualora l’ampliamento compromettesse “l’estetica del fabbricato”, è possibile effettuarlo su un corpo edilizio separato di carattere accessorio e pertinenziale: chi verrà ritenuto depositario della conoscenza necessaria per decidere se l’ampliamento compromette l’estetica del fabbricato non è dato saperlo.

Rimane poi la questione della difficoltà economica in cui versano molte famiglie italiane in questo momento: chi avrà comprato una casa accedendo ad un mutuo, non avrà presumibilmente difficoltà ad impegnarsi economicamente per un ampliamento?

A vantaggio di chi andrà, allora, questa misura (sempre ammesso che vi siano nel territorio le risorse per investire)?

Un vantaggio limitato per chi possiede una casa monofamiliare modesta; un grosso vantaggio per chi possedere una grande villa; rimane nebuloso il possibile vantaggio per chi possiede un’attività commerciale essendo gli edifici con questo uso esclusi dai benefici qualora gli interventi “siano volti ad eludere o derogare le disposizioni regionali” (non è dato sapere chi valuterà tutto questo); un enorme vantaggio per chi possiede alberghi e attività produttive. Viene da chiedersi dove sia finita la volontà di fermare il consumo indiscriminato del territorio veneto sottesa alla cosiddetta “Legge blocca capannoni” (LR 35/2002) emanata dalla Regione Veneto in attesa della Legge urbanistica regionale 11/2004.

Un enorme vantaggio, infine, andrà agli avvocati, vista l’altissima probabilità di contenziosi con particolare riferimento alle distanze.

Interessante è, poi, la questione dell’onerosità e delle opere di urbanizzazione. Il comma 4 della LR 14/2009 subordina gli ampliamenti all’esistenza e all’adeguatezza (o il previsto adeguamento) delle opere di urbanizzazione primaria; si specifica che l’eventuale carenza è superabile solo con l’adeguamento delle stesse nei modi consentiti dalla legge. Ad una prima lettura sembrerebbe che sia concesso realizzare in deroga una serie di interventi che incidono pesantemente sul carico urbanistico, previo il pagamento di un contributo di costruzione in misura eventualmente ridotta nelle quantità e modi previsti dai Comuni (salvo che per la prima casa per la quale casistica il contributo è da subito ridotto del 60%; notare che attualmente, ai sensi degli art. 17 comma 3 lettera b. del Testo unico per l’edilizia, gli ampliamenti fino al 20% del volume di case monofamiliari sono esentati dal pagamento del contributo di costruzione) e che, qualora non vi siano le necessarie opere di urbanizzazione queste dovranno essere adeguate non si sa da chi (dal comune?) e non si sa con quali risorse considerata la possibilità della riduzione del contributo di costruzione.

Infine, con riferimento alla retorica della riduzione dei tempi della burocrazia, tanto cara al centro destra, evidenzio che le opere consentite dal Piano casa, avrebbero dovuto essere attuate con Denuncia di inizio attività, intenzione pericolosissima rilevato che, come sa bene chi opera negli uffici tecnici della pubblica amministrazione, la verifica dei requisiti oggettivi (parametri, vincoli, ecc…) da parte dei tecnici progettisti (che nel caso della denuncia di inizio attività si sostituiscono alla pubblica amministrazione nell’attestazione della conformità dell’opera in progetto), in molti casi è errata, certamente anche a causa della complessità dei regolamenti edilizi e le abissali differenze fra i comuni. In merito al necessario titolo abilitativo, la circolare esplicativa chiarisce che, nella Regione Veneto, rimane la facoltà di realizzare le opere previste dal piano casa con DIA, ma è possibile presentare in alternativa Permesso di Costruire. Addirittura la presentazione dell’istanza di permesso di costruire è obbligatoria qualora si intenda eseguire un intervento che in parte esuli dall’ambito di applicazione della legge speciale.

Se da un lato questa decisione riduce il rischio di errori (più e meno voluti) nella valutazione dei requisiti per la realizzazione delle opere, dall’altro viene eluso l’obiettivo della riduzione dei tempi che rimangono quelli della normale istanza di un permesso di costruire.

La scelta potrebbe comportare un enorme carico di lavoro per gli uffici tecnici comunali, peraltro ridotti notoriamente all’osso grazie al patto di stabilità, viste sia la quantità delle pratiche che potrebbero pervenire presso i comuni, sia la complessità delle verifiche da effettuare. Ricordo che la percentuale di ampliamento realizzabile è legata alla prestazione energetico- ambientale da valutare mediante il complesso di 34 criteri. Ovviamente, tutto ciò, con lo scopo dell’osannata semplificazione.

Autore Gnec, Sara
Tratto dal sito web http://eddyburg.it/

24 ottobre 2009

Ordine del giorno del Consiglio Comunale del 29/10/2009





Naturalmente se andate nel sito del Comune (http://www.comune.gaiarine.tv.it) non troverete, fino a questo momento, la convocazione del Consiglio Comunale.
Qualcuno ( leggi Sindaco) non aveva promesso di rendere il sito del comune uno strumento per migliorare la comunicazione e l'informazione?

23 ottobre 2009

Un anello per alleggerire i disagi del traffico a Gaiarine: rimedio temporaneo ma immediato!

Accogliamo, sosteniamo e rilanciamo una interessante proposta nata dalle mamme antitraffico di Gaiarine: è la classica soluzione ad anello, che riprende il concetto democratico delle rotatorie e permette di suddividere tra più strade esistenti il traffico a doppio senso di circolazione riducendolo ad un solo senso obbligato. Le strade interessate sono evidentemente Via Roma e Via Vardiese/Via Enrico Fermi/Via Spesse (l'ultimo tratto lato municipio).
È evidente che una modifica alla circolazione di questo tipo anche se temporanea dovrà essere continua per non generare incertezze pericolose, si renderà quindi necessario lo spostamento del mercato settimanale da piazza del Municipio al parcheggio adiacente le scuole elementari.
I vantaggi sono evidenti: questa soluzione permette da subito una sicurezza maggiore per gli utenti deboli della strada (pedoni e ciclisti), rende più scorrevole il traffico (NON VELOCE: SCORREVOLE!!! i limiti da rispettare sono i 50 kmh e 30 kmh già esistenti) e diminuisce la concentrazione delle emissioni inquinanti sulla singola strada a doppio senso diluendola su due strade a senso unico.
È bene però ricordare anche gli svantaggi: non è LA soluzione poiché l’anello è costituito da due sole strade in una porzione di territorio ridotto all’interno del quale polveri e inquinanti rimangono comunque elevati. Il traffico non si riduce in sé (le migliaia di veicoli che ogni giorno transita attraverso il Comune) ma semplicemente si distribuisce; il rischio dell’unico senso di circolazione è la scellerata sensazione di onnipotenza del guidatore che si crede in diritto di poter correre di più.
È una proposta semplice, attuabile da subito, con la sola necessità di predisporre l’adeguata segnaletica che renda operativo l’anello a senso unico.
Nel frattempo il Sindaco incontrerà Presidenti, Prefetti, Assessori, organizzerà vertici e summit, e in altri 20 giorni risolverà la situazione. Come sempre!