12 ottobre 2013

La Corrente: I giardini nella storia II°

Secondo venerdì dedicato al ciclo di incontri sui "Giardini nella storia", e questa volta il sempre ricco e fluente intervento dell'architetto Moreno Baccichet, anche questa volta accompagnato dal ricco repertorio di immagini che ha il merito di visualizzare quanto raccontato, ha visto sviluppare il tema dei giardini rinascimentali.
 All'inizio del '500 si formalizza un modello di organizzazione del giardino detto “all'italiana” particolarmente legato ai formalismi geometrici e prospettici della cultura
rinascimentale. Assi, terrazzamenti, grotte, fontane arredamenti caratterizzano un giardino che vuole rifarsi al modello classico della villa romana immersa nella campagna produttiva.

  
Cominciano ad essere usati i viali come assi prospettici che connettono le varie parti del giardino e viene data particolare attenzione agli effetti panoramici, accentuati con giardini pensili, terrazze e scenografiche scalinate. È un ritorno alle forme architettoniche di gusto classico (siamo nel Rinascimento) e si nota una spiccata passione per l'ars topiaria. L'evoluzione anche culturale porterà la creazione, nel Cinquecento, di giardini attentamente asserviti alla geometria delle forme: nasce l'architettura vegetale, dove minerali e vegetali sono usati allo stesso modo, al servizio dell'uomo.
Una caratteristica che si ritrova in tutti giardini formali sono le decorazioni al suolo fatte con aiuole, siepi di sempreverdi (spesso bosso), e le decorazioni floreali disegnate su prato o su un fondo di ghiaia colorata. Oltre ai singoli cespugli potati con forme geometriche, i giardini formali presentano spesso grandi gruppi di piante o complessi vegetali di alberi o arbusti potati secondo forme geometriche, come ad esempio alberi, alti anche oltre i 20 metri, potati a spalliera, tali da realizzare vere e proprie architetture vegetali. Con la stessa logica, nei giardini formali, sono realizzati labirinti, tunnel, colonnati e anfiteatri. Nel giardino formale la pavimentazione è realizzata in terra battuta, ghiaia colorata o prato all’inglese.
Un altro elemento spesso presente è il giardino segreto, una zona riservata, nascosta nella vegetazione o murato, utilizzato per la coltivazione di piante rare o per distendersi fuori dalla vista degli altri.

Ma già solo un secolo dopo - e nel Veneto, grazie anche alle ville palladiane, esemplare esperienza di architettura a scala territoriale, nello stesso Cinquecento - la forma perfetta cinquecentesca viene modificata e ammorbidita.




Dio creò il primo giardino e Caino la prima città.
Abraham Cowley, Il giardino, 1668

11 ottobre 2013

La Corrente: Vajont 2013 - 50 anni dopo

Mercoledì sera ha avuto luogo il primo degli incontri sul ciclo Convivenza e Simbiosi tenuto dal geologo Mirco Poletto, che con una puntuale ed attenta esposizione ha man mano riportato dati incontestabili, considerazioni da manuale scientifico, prove documentate "delle colpe, degli errori, delle leggerezze" (come titolava una delle slide proiettate) che hanno portato alla tragedia annunciata del Vajont, e proprio per questo evitabile e proprio per questo ancor più scandalosa.
Ed è stata un'esposizione equilibrata, senza clamori e senza eccessi, nel tentativo di evidenziare, con la legittima competenza dell'esperto, solo e solamente gli aspetti tecnici e scientifici della vicenda, già questi più che sufficienti a sottolineare come la tecnica, per quanto sopraffina e progredita, rimane limitata se rimane fine a se stessa, presuntuoso monolite di autocelebrazione.
Nel caso del Vajont la diga, mirabile manufatto ingegneristico, la più alta del suo genere nel mondo al tempo, ha tenuto, non ha ceduto, ha retto i colpi e la furia della natura, ancora una volta ignorata e sottovalutata.
Ma ciò che stava attorno alla diga si è sbriciolato, ha ceduto alle sollecitazioni causate e imposte dalla costruzione della nuova diga, mostrando al mondo la colpevole incapacità di inserire armoniosamente un prodigio della tecnica umana nel contesto ambientale esistente, frutto di secolari, millenari adattamenti e sconvolgimenti, ben conosciuti dalla popolazione locale (già il nome del monte, Toc, è tutt'altro che casuale) ma del tutto ignorati dai presunti tecnici "ambientali" che allora diedero il benestare al progetto.
E diventa quasi banale ritrovare dietro a tutto questo la logica del profitto e dell'interesse sopra tutto e ad ogni costo.
I ripetuti e successivi rialzi dei limiti dell'invaso, le continue e sempre più affrettate prove di riempimento e svuotamento, hanno ESCLUSIVAMENTE motivi di interesse.
I segnali che la montagna lanciava venivano percepiti con l'ESCLUSIVO obiettivo di concludere l'affare, di togliersi la responsabilità: che fosse il soggetto privato della SADE o il soggetto pubblico dell'ENEL, i collaudi dovevano finire il prima possibile, senza alcuna possibilità di dubbio o ripensamento.
Il risultato si è scatenato il 9 ottobre del 1963.


Così ha commentato Gian Vito Graziano Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi: "Dopo il Vajont la storia italiana ci racconta di troppe altri morti e distruzioni, che negli ultimi tempi sembrano diventare persino frequenti. Dal 2009 ad oggi, negli ultimi 5 anni, dai 37 morti di Giampilieri, assistiamo con una frequenza allarmante ad alluvioni e frane, che coinvolgono il Paese da Nord a Sud, senza risparmiare città importanti, ricche ed industrializzate come Genova, aree altrettanto ricche e industrializzate come il Veneto, aree di grandi tradizioni storiche e culturali e di grande bellezza paesaggistica come la Toscana. Queste tragedie non sono figlie degli errori della scienza, ma dell'incuria e del saccheggio sistematico del nostro bel Paese, che non è in grado di darsi una prospettiva di futuro che vada oltre i problemi della finanza e dell'economia. E' evidente che questo Paese ha necessità di uno sviluppo diverso che guardi alla cura del territorio tra le sue priorità. Noi geologi lo diciamo ormai da troppo tempo."


"La vita può essere felice e magnifica, ma noi l'abbiamo dimenticato. L'avidità ha avvelenato i nostri cuori, ha precipitato il mondo nell'odio, ci ha condotti a passo d'oca a far le cose più abiette. Abbiamo i mezzi per spaziare ma ci siamo chiusi in noi stessi."
Charlie Chaplin, ne Il grande dittatore, 1940


http://www.sopravvissutivajont.org/chisiamo.asp
Prima della frana, i colpevoli silenzi e la criminale avidità della società elettrica. Dopo, il comportamento dello stato nei confronti dei superstiti e la corsa all'affare
Vajont, due volte tragedia

07 ottobre 2013

Il piccolo Principe a Ville Hélène

Il piccolo Principe giunse al pianeta di ville hélène, che era abitato da un sindaco vanitoso.
"Ah! ah! ecco la visita di un ammiratore, elettore e suddito", gridò da lontano il sindaco vanitoso appena scorse il piccolo Principe.
Per i sindaci vanitosi tutti gli altri uomini sono degli ammiratori, elettori e sudditi.
"Buon giorno", disse il piccolo Principe, "che buffo cappello avete!"
"È per salutare", gli rispose il sindaco vanitoso. "È per salutare quando mi acclamano, e più mi acclamano più cerco motivi per farmi acclamare, inaugurando piazze, strade, palazzi e palestre, ma sfortunatamente non passa mai nessuno da queste parti".
"Ah sì?" disse il piccolo Principe che non capiva.
"Tu non capisci perché eri distratto o non ti ricordi bene; batti le mani l'una contro l'altra", consigliò allora il sindaco vanitoso.

Il piccolo Principe batté le mani l'una contro l'altra e il sindaco vanitoso salutò con finta modestia sollevando il cappello e cominciando un discorso sulle opere da lui compiute.
È divertente, si disse il piccolo Principe, e ricominciò a batter le mani l'una contro l'altra.
Il sindaco vanitoso ricominciò a salutare sollevando il cappello, continuando il discorso che celebrava se stesso.
Dopo cinque minuti di questo esercizio il piccolo Principe si stancò della monotonia del gioco: "E che cosa bisogna fare", domandò, "perché il cappello caschi? O perché io possa chiedere un aiuto per la mia piccola sorellina in difficoltà?"
Ma il sindaco vanitoso non l'intese, le piccole sorelline e fratellini sono pochi sudditi immaturi che non votano.
I sindaci vanitosi non sentono altro che le lodi e non vedono  altro che i loro progetti.
"Mi ammiri molto, veramente?" domandò al piccolo Principe. “Voterai per me? Ho giusto una dispensa colma di porchetta e spiedo.”
"Che cosa vuol dire ammirare?" chiese il piccolo Principe.
"Ammirare vuol dire riconoscere che io sono il sindaco più bello, più elegante, più ricco e più intelligente di tutto il pianeta. Fammi questo piacere. Ammirami lo stesso! Vota per me!"."Ti ammiro", disse il piccolo Principe, alzando un poco le spalle, "ma tu che te ne fai del mio voto, se poi non ascolti le mie richieste e soprattutto non presti attenzione ai bisogni della mia sorellina? Eppoi la porchetta e lo spiedo della tua dispensa è stata comperata anche con il mio denaro."
E il piccolo Principe se ne andò.
Decisamente i grandi sono ben bizzarri e deludenti, diceva con semplicità a se stesso, durante il suo viaggio.

05 ottobre 2013

La Corrente: I giardini nella storia

Serata dedicata al primo degli incontri sul ciclo dei "Giardini nella storia", con l'articolata e minuziosa esposizione dell'architetto Moreno Baccichet, arricchita dalle puntuali e vivaci immagini delle slide, sulla nascita del giardino tra tardo medioevo e umanesimo.



Partendo dai riferimenti storici che proponevano differenti visioni del giardino secondo la realtà culturale nei quali si calavano (il concetto di giardino interno romano, simile a quello arabo ma del tutto opposto al giardino turco) si è sviluppata un'analisi urbanistica e pittorica, che ha verificato i diversi inserimenti dei giardini negli agglomerati urbani e la diversa presenza /assenza di giardini, natura, paesaggi nelle raffigurazioni pittoriche.
A partire dalla finestra sullo studio di Petrarca ad Arquà comincia ad esprimersi una nuova tensione nei confronti del paesaggio visto come un artefatto umano.
Il paesaggio comincia a comparire nella pittura e nella progettazione delle città della seconda metà del Quattrocento. Gli intellettuali del periodo terranno in grande considerazione il rapporto tra piccoli giardini segreti e la percezione delle forme del territorio secondo la ripresa di modelli di vita che divennero di moda con la lettura dei classici romani.

Dio onnipotente fu il primo a piantare un giardino; ed è, veramente, il più puro fra i piaceri dell'uomo.
Francis Bacon, Saggi, 1597/1625



04 ottobre 2013

Convocazione Consiglio Comunale Venerdì 18 Ottobre 2013

l Consiglio Comunale è convocato per il giorno di Venerdì 18 Ottobre 2013 alle ore 18.30 nella sala della sede municipale con il seguente ordine del giorno:

  1. Approvazione verbali seduta del 31 agosto 2013 (dal N.16 al n. 29) ;
  2. Verifica dello stato di attuazione dei programmi e verifica della salvaguardia degli equilibri di bilancio esercizio 2013;
  3. Piano comunale di Protezione Civile: aggiornamento ed adeguamento alle prescrizioni del comitato provinciale di protezione civile;
  4. Mozione dei consiglieri Scandolo Severino e Poles Marco per promuovere una riflessione politica e pubblica sulla prospettiva di istituire una unione di comuni.

01 ottobre 2013

Semo a.. post! (48)

Castigat ridendo mores
che non significa il castigo per chi ride è la morte
come vorrebbero i tristi che si prendono troppo sul serio,
ma correggere i (mal)costumi deridendoli !

con preghiera di diffusione!

27 settembre 2013

Impariamo dalla natura per uscire dalla crisi: con Gianni Tamino

Questa sera, 27 settembre alle 20,45 presso la sala convegni di Villa Frova a Stevenà di Caneva incontro/dibattito con Gianni Tamino, docente di Biologia generale, già deputato ed eurodeputato, da sempre presente ed attento alle problematiche ambientali, di energie rinnovabili, di sostenibilità, di biotecnologie, di ricerca sugli inquinanti ambientali, interessandosi allo studio dell'impatto ambientale di centrali elettriche e inceneritori, e alla possibilità di rischi biologicidi biotecnologie e campi elettromagnetici.